Eccomi, amici miei, io sono Peter Ray. [semicit.]
O almeno, questo è l’alias sotto cui mi nascondo per scrivere questi racconti. Adolescente negli anni Ottanta, ero deciso a diventare un disegnatore di fumetti. Il sogno è durato poco, ho capito ben presto che i miei disegni erano talmente brutti da suggerirmi, con una certa urgenza, di cambiare strada. Così mi sono rifugiato nella programmazione di videogiochi, anche questo un modo per raccontare storie, in un’epoca in cui le mie creature non avevano molto con cui confrontarsi.
Non scrivo da solo: mi faccio aiutare dall’Intelligenza Artificiale per ricostruire la San Francisco degli anni Venti e Trenta, trovare nomi, dare ritmo ai dialoghi. C’è chi lo chiama futuro, chi minaccia. Io preferisco chiamarlo “opportunità”.
Se cercate un autore tradizionale, avete sbagliato porta. Se invece volete racconti noir che mescolano Dashiell Hammett, il respiro salmastro della baia e un tocco di esoterismo alla Lovecraft, allora siete nel posto giusto.